Scopriamo insieme il significato dei 10 termini che ogni appassionato yoga dovrebbe sapere.
Chi ha già partecipato a una lezione di yoga o si è informato sull’argomento in rete sa che nello yoga sono presenti molte parole che non sono di uso comune. Abbiamo chiesto al nostro esperto Ajahn Tirashiva, Insegnante certificato di Hatha Yoga e meditazione trascendentale, diplomato in © NSL Coaching – Neuro Science Linguistic Coaching, Tarologo, esperto in riflessologia plantare, hot stone massage e bagno sonoro con l’ausilio di campane tibetane e diapason, il significato di 10 dei termini che incontrerete di continuo durante la pratica dello yoga. Noi di Yogazenitalia vediamo nello yoga non solo un esercizio fisico ma soprattutto un lavoro della mente ed è per questo che è stata elaborata la disciplina dello yogazen (per sapere in cosa consiste una lezione standard di yogazen Clicca Qui.). Ma ora passiamo alla spiegazione dei 10 termini:
- Yoga. Questa parola è un termine Sanskrito (lingua ufficiale dell’India ed una delle lingue più antiche della famiglia delle lingue indoeuropee) e significa unire, l’unione di persona con persona, corpo e mente, mente e anima. Yoga è consapevolezza; Yoga è comprensione; Yoga è disciplina; Yoga è flessibilità; Yoga è non condizionamenti; Yoga è accettazione; Yoga è non attaccamento; Yoga è equilibrio tra vita materiale e vita spirituale; Yoga è amore incondizionato.
- Zen. Questa è una parola giapponese che significa meditare, pensare. Non è una religione o una filosofia ma un vero e proprio stile di vita. Meditare è un atto di coraggio. Ci vuole coraggio a fermarsi in un mondo che va a mille all’ora. Ci vuole coraggio a rimanere in silenzio mentre il mondo attorno a noi con i suoi mille input (TV, Internet, Smartphone, Social, app di incontri) fa di tutto per allontanarci da noi stessi!
- Namastè. Molto spesso avete sentito questa parola come forma di saluto. Il termine namastè (नमस्ते) o namaskar(नमस्कार) deriva dal sanscrito ed è formato da 2 parole: namas, che significa inchinarsi o prostrarsi, te, che significa a te. Letteralmente, quindi, namastè significa “io mi inchino a te”, ma a questa parola è associato anche un senso e un significato spirituale più profondo. È infatti un modo per indicare che ci inchiniamo all’anima della persona che ci stiamo davanti. Ognuno di noi infatti ha un’essenza divina. Ed è proprio a questa essenza che ci prostriamo e a cui mostriamo reverenza. È un modo dunque per riconoscere la sacralità che è in ognuno di noi. Il termine namas, inoltre, viene anche tradotto con “niente è mio” e questo mostra come questa parola possa spogliarci dal nostro ego, mostrando la nostra umiltà nei confronti della persona che ci è di fronte. Quando si pronuncia questa parola, si usa accompagnare il termine con un gesto delle mani, che viene chiamato mudra ed in particolare viene usato l’Anjali Mudra.
- Mudra. Questa parola è un termine sanscrito che significa sigillo, segno o gesto. Sono particolari posizioni delle mani che possono apportare dei benefici sia durante la pratica che durante la meditazione. Le nostre energie si muovono dentro di noi attraverso dei canali energetici chiamati nadi, che terminano nelle dita. Oltre a risvegliare alcune aree del nostro corpo, quindi, i mudra hanno lo scopo di incanalare questa nostra energia perché non si disperda verso l’esterno. Tra i Mudra più conosciuti vi è l’Anjali Mudra, chiamato anche mudra del saluto che accompagna spesso la parola Namasté. Si pratica unendo i palmi delle mani tra loro e portandoli davanti al petto, per sottolineare la sua connessione con il chakra del cuore. In genere si utilizza questo mudra sia per aprire la pratica dello yoga, sia per chiuderla. Questo mudra aiuta a calmarti e rilassarti oltre che a ritrovare la connessione con te stesso e con l’energia dell’universo.
- Chakra. Altra parola che deriva dal sanscrito che significa ruota, disco o cerchio. I chakra sono centri energetici presenti nel corpo umano secondo le tradizioni spirituali e filosofiche dell’India, come lo yoga e l’ayurveda. Questi centri sono concepiti come vortici di energia che regolano il flusso di energia vitale, nota come “prana”o “qi”, attraverso il corpo. Possiamo definire i chakra come punti vitali nell’essere umano, o almeno, è così che vengono definiti secondo la pratica dello YogaZen. Sempre secondo questa disciplina, si crede che siano situati tra il corpo etereo e quello fisico, e si pensa che attivare questi chakra porti a benefici fisici e mentali, contribuendo al raggiungimento dell’equilibrio e al risveglio della coscienza.
Questi punti vitali sono considerati collegati tra loro tramite dei canali energetici chiamati Nadi, che facilitano il flusso di energia attraverso il corpo. Dei numerosi chakra, sette sono considerati i principali e si estendono dalla base della colonna vertebrale alla sommità della testa. Sebbene non siano visibili fisicamente, si pensa che i chakra risiedano nel corpo sottile, un campo energetico che interagisce con il corpo fisico. Questo corpo sottile è composto da organi energetici che corrispondono ai nostri organi fisici e si crede che influenzino direttamente la nostra vitalità e il nostro benessere complessivo. Per saperne di più sull’importanza dell’allineamento e bilanciamento dei chakra, leggi l’articolo dedicato cliccando qui. - Prana. La parola sanscrita “prāṇa” ( प्राण ) si traduce letteralmente come “vita”ma anche, in base al contesto, come “respiro” o “spirito”. Come mai una sola parola ha tre possibili traduzioni così diverse l’una dall’altra? Secondo la filosofia indiana il prana è qualcosa che tutti gli esseri viventi possiedono e che “assorbono” dall’aria tramite il respiro. Infatti, oltre al mero ossigeno, attraverso il respiro assorbiamo anche la “vita”. Per questo motivo secondo la medicina cinese il respiro equivale ad un nutriente, in quanto attraverso di esso possiamo inspirare prana e migliorare la salute. La vita inizia con un inspiro, e finisce con un espiro. (inserisci foto prana che ti farai o che c’è nella sezione) È un dato di fatto, una legge universale che non fa distinzioni di sesso, età o colore della pelle. Ed è proprio la convinzione che i nostri respiri siano in qualche modo contati, e che con quanti meno ne facciamo più a lungo viviamo, che ha dato origine alle tecniche respiratorie conosciute con il nome di pranayama. Nelle tecniche di Pranayama si utilizzano i 4 aspetti della respirazione: Puraka, inspirazione; Rechaka, espirazione; Antar Kumbhaka, pausa a polmoni pieni; Bahir Kumbhaka, ritenzione a polmoni vuoti. Attraverso le varie tecniche di Pranyama si può raggiungere il controllo del respiro ed è utilissimo per combattere situazioni di stress o rabbia. La respirazione yogica è un ottimo modo per calmarci. Per saperne di più leggi l’articolo dedicato al pranayama cliccando qui.
- Asana. Chi si avvicina alla pratica dello yoga sente spesso parlare di asana, ma di cosa si tratta in realtà? Letteralmente significa“postura”, “seduta” (dal sanscrito आसन). Secondo Patañjali la definizione più corretta da tenere sempre a mente è: “stabile, comoda e senza sforzo” (Sthira-sukham asanam: Sthira = stabilità – Sukham = comodità). Sta a significare una “posizione comoda e confortevole mantenuta per lunghi profondi respiri”. Gli asana sono quindi le posture che compongono lo yoga, ovvero le forme fisiche che chiedono di essere mantenute per un periodo di tempo variabile durante la pratica. La funzione di queste speciali posizioni si basa sul concetto di sistema sottile che sta alla base dello yoga stesso. Il sistema sottile prevede che assumendo determinate posture il soggetto riesca a purificare le cosiddette Nadi, ovvero i canali energetici che sono presenti nel corpo umano. Attraverso gli asana chi pratica lo yoga riesce a ridistribuire in modo corretto l’energia che fluisce all’interno dell’organismo, togliendo le abbondanze e colmando le eventuali lacune. Ogni postura interagisce contemporaneamente sia sulla sfera fisica che psichica, favorendo il rilascio di tossine in eccesso e equilibrando il sistema endocrino. I volumi che raccontano la storia dello yoga registrano più di mille asana nominate in sanscrito in base alla loro specifica natura. In alcuni casi il loro nome deriva da una fusione con la religione induista e con le posizioni con le quali vengono raffigurate certe divinità. (inserisci foto posizioni yoga 2) Altri asana dello yoga riportano semplicemente delle forme naturali, ispirate agli animali, alle piante e anche ad alcuni mestieri anticamente praticati in India e in oriente. Hai mai notato come, a seconda delle situazioni mentali ed emotive in cui ci troviamo, il nostro corpo tenda ad adottare quasi spontaneamente alcune posture specifiche? Quando siamo felici ci sediamo in un certo modo, mentre in momenti di tristezza la nostra postura cambia… e lo stesso accade quando ci sentiamo sereni, arrabbiati o molto stanchi. Tante volte è addirittura possibile comprendere cosa sta succedendo a qualcuno semplicemente osservando il modo in cui si siede, o in cui si muove. Gli Asana sfruttano esattamente lo stesso meccanismo istintivo del corpo umano, con la differenza che, quando ci mettiamo sul tappetino a praticare, scegliamo in maniera consapevole di assumere una determinata posizione, certi che essa avrà una qualche influenza sul come ci sentiamo, e sul come ci sentiremo. Questa è la grande magia degli Asana, ed è da qui che inizia la loro meravigliosa e lunghissima evoluzione che, attraverso i millenni, li ha portati a diventare una parte integrante della nostra cultura e della nostra quotidianità. Oltre ad essere una tradizione antica, gli asana sono uno strumento utile a migliorare la flessibilità, la forza e l’equilibrio, e per ridurre lo stress e la tensione mentale, favorendo uno stato di benessere generale e una connessione più profonda con noi stessi. Se sei curioso e vuoi scoprire i tanti benefici di una lezione di yogazen, clicca qui.
- Guru. Dal sanscrito guruगुरु, ‘precettore spirituale, persona venerabile’, il cui significato viene dall’aggettivo guru गुरु, ‘pesante, importante, di gran valore. Purtroppo al giorno d’oggi questa parola suscita spesso la nostra diffidenza ed è associata solo in accezioni negative.
La parola Guru nel mondo occidentale fa presentire visioni settarie dove questo oscuro personaggio non fa altro che irretire le menti dei propri adepti. Ma analizziamo insieme il suo originale significato. Già in sanscrito troviamo uno spettro relativamente ampio di significati: non solo ‘maestro’, ma anche ‘persona importante’; e quest’importanza spettava anche ai genitori: al plurale i guru erano anche la madre e il padre. Il guru per eccellenza, però, era quel maestro che faceva da guida al discepolo: il suo compito era quello di istruire il suo protetto negli śāstra (शास्त्र), i trattati riguardanti varie aree del sapere, e formarlo prima che passasse alla guida dell’ācārya (आचार्य), il cui compito era quello di iniziarlo allo studio dei Veda (i testi sacri dell’India antica), all’arte del sacrificio e ai misteri religiosi. Pare che il legame che si creava tra il guru e il discepolo fosse così forte da impedire relazioni tra il discepolo e le eventuali figlie del maestro, le quali sarebbero state alla stregua dell’incesto; non a caso, il termine viene tradotto nel dizionario come ‘genitore spirituale o precettore spirituale. E dell’importanza del guru nella vita spirituale dell’India ci rendiamo conto leggendo l’Advayatāraka Upaniṣad (अद्वयतारक-उपनिषद् ), una delle Upaniṣad – i testi di commento o aggiunta ai Veda – dedicate allo yoga: in essa si spiega infatti, con un’etimologia popolare, che ‘la sillaba gu indica l’oscurità, la sillaba ru indica colui che la disperde, per via della qualità di disperdere l’oscurità, il guru è così chiamato. Guru è colui che traghetta il discepolo, che ha scelto la disciplina, da una zona di mancata conoscenza sino ad una zona di aumentata consapevolezza. Nello yogazen noi affermiamo che una persona contiene già in sé tutta la verità di cui avrebbe bisogno e alla quale dovrebbe anelare; si ritrova però solo nella sua pratica di discesa in sé stesso ad incontrare notevoli barriere che gli precludono la visione. Le barriere costituite da Maya, il mondo illusorio, fatto di tutti quei condizionamenti ai quali siamo sottoposti sin dalla prima infanzia, ci precludono – come lenti colorate di un occhiale – di accedere alla nostra vera natura. In questo momento la figura di un qualcuno che sia riuscito a squarciare il velo di maya andandogli oltre, intraprende il suo vero ruolo di Guru, di conoscitore dell’animo umano e delle sue istanze nonché delle tecniche o filosofie necessarie al superamento degli ostacoli che intercorrono nel cammino. Essendo già contenitori di tutto il sapere, siamo sempre capaci di riconoscere una persona che dice il vero. È quella sensazione che ci pervade ogni qual volta avvertiamo una passione travolgente da parte di colui che, tramite opera di testimonianza, ci dice o spiega qualcosa. Nella maniera comune si dice infatti che quella persona, che abbiamo ascoltato con tanto ardore o in particolare le cose da lui dette, ci abbia illuminato, ci abbia fatto accendere la lampadina, che quella cosa sia stata proprio illuminante. Se ci ragioniamo un po’ è proprio quella l’accezione che dimora nella parola Guru. - Mantra. Di origine sanscrita (in lingua originale la parola viene scritta in questo modo: मन्त्र), il suo significato è quello di formula sacra, magica, strumento del pensiero o anche inno. Si tratta di una composizione sonora che, se pronunciata o cantata ripetutamente in modo ritmico, collega la propria mente ad aspetti del proprio io superiore. Un suono armonico, ripetitivo e costante che, come un’onda, aiuta a eliminare il superfluo dalla nostra mente perché canalizza i nostri pensieri elevandoci a uno stato meditativo profondo. Gli strumenti suonano e i suoni sono vibrazioni, esattamente come i nostri pensieri e le nostre emozioni. Ecco perché emettendo e circondandoci di suoni e vibrazioni specifiche riusciamo a cambiare anche le nostre emozioni e dunque noi stessi. Del resto, a chi non è capitato di commuoversi ascoltando una determinata canzone? Ecco, recitare un mantra funziona esattamente allo stesso modo. Il suono ripetitivo ci aiuta a concentrarci sull’essenziale e lasciare andare tutto il resto. Siamo noi che scegliamo le nostre vibrazioni e che, tramite esse, guidiamo le nostre emozioni e chi vogliamo essere. L’universo dei mantra è praticamente infinito. Elencarli tutti è quasi impossibile. Per semplicità si può affermare però che tutti i diversi tipi di mantra possono essere rinchiusi in due principali categorie: i Mantra ed i Biija Mantra.I Mantra assomigliano a delle preghiere e sono composti da delle vere e proprie frasi. In questa categoria possono rientrare, ad esempio, anche i rosari cattolici. Il principale effetto che si ricava praticando questo tipo di mantra è un effetto energetico. I Bijia Mantra, invece, sono delle semplici sillabe molto utilizzate anche nelle pratiche Yoga. Il più potente ed anche più diffuso è l’OM, considerato anche il Mantra da cui tutto ha avuto origine.
- Shanti. Nei corsi di yoga si canta spesso “Om shanti shanti shanti” per invocare la pace. Ma da cosa deriva questa parola? Come sempre è di origine sanscrita e significa “pace”. Il sanscrito è una di quelle lingue come l’aramaico dove le parole sono formate da vibrazioni specifiche; dove il suono e la forma sono la stessa cosa, il suono e la sensazione sono la stessa cosa, il ripetere un suono permette il manifestarsi di quella forma. Ad esempio la vibrazione della parola pace è il suono Sh. Pace in sanscrito si dice infatti Shanti (si pronuncia scianti). Pronunciando queste due parole, pace e shanti, avremo lo stesso effetto culturale ma un diverso effetto sensoriale e vibratorio. Viene spontaneo per dire a qualcuno di tacere, o per calmare qualcuno che soffre o un bambino piccolo che piange, pronunciare a lungo il suono sccc, proprio per portare calma, pace. Questo è un esempio conosciuto e sperimentato da tutti di come l’effetto vibratorio di una ripetizione per diversi minuti, con o senza accompagnamento musicale, del suono Scc (shanti) produca un effetto rilassante sui sensi e il sistema nervoso di chiunque anche di chi non conosce il significato della parola. Anche in natura l’onda emette lo stesso suono e questa ha la capacità di mettere pace all’interno di noi stessi, perché questo suono vibra come il pensiero di pace. In ebraico antico pace si dice Shalom, in sanscrito Shanti, in aramaico Heshusha, e hanno la stessa radice di: Yeshua, Shiva, Krishna, Krishtos, Sciamano, tutto ciò che porta quiete nella mente ha questo suono. Nella tradizione buddista e induista il mantra Om-Shanti Shanti Shanti, viene ripetuto 3 volte: -la 1° ripetizione di Shanti per invocare la propria pace interiore; -la 2° ripetizione di Shanti per invocare la pace per tutte le persone che ci circondano; – la 3° ripetizione di Shanti per invocare la pace universale; crediamo che se tutti potessimo essere davvero in pace e portare la pace nelle nostra vite, la nostra energia potrebbe viaggiare così anche verso gli altri , senza parole, diventando contagiosa.
- Sat Nam. Uno dei mantra sacri più usati nello Yoga. Di origine sanscrita dove la parola Sat’ significa verità e ‘Nam’, identità. Sat Nam è spesso tradotto anche come ‘vero nome’ o ‘vera vibrazione’ o come ‘La verità è la mia identità”. È un principio molto potente che riguarda la realtà e ti permette di comprendere la verità dell’esperienza che stai vivendo. Questo mantra è infatti l’unione tra la nostra parte divina e la nostra parte fisica. Nel momento in cui facciamo vibrare il Sat Nam attiviamo l’energia della mente che cancella i nostri vecchi schemi per stabilirne di nuovi. Può essere quindi utile anche per scacciare tutti gli effetti negativi di una giornata particolarmente stressante. Un grande maestro quando gli fu chiesto come diventare illuminati, risposte “Rimani dove sei”. L’esperienza dello Yoga (unione) con la coscienza divina avviene dentro di Voi. Perciò, quando vi allineate con la vostra più alta verità con il vostro Sat, e vibrate in questa identità, Nam, tutto viene a voi. Esistono diversi modi di praticare Sat Nam ed è bene ricordare che Sat Nam non è un rituale religioso, ma semplicemente una parola sacra spirituale e universale che può essere praticata indipendentemente dal vostro sistema di credenze. Se vuoi scoprire i suoi benefici e come recitare questo mantra, o se vuoi ricevere in maniera gratuita il file mp3 con musica e voce per poter iniziare fin da subito a meditare, clicca qui.
- OM. E siamo arrivati al termine della nostra spiegazione e come concluderla se non con lo spiegare il significato del ‘’mantra di tutti i mantra’’, il suono primordiale che ha dato origine all’Universo, la più pura espressione della totalità la cui vibrazione genera e crea, il suono dell’OM. Le prime menzioni sulla sillaba sacra sanscrita OM (ॐ) la troviamo già nel XX secolo a.C. all’interno dei Veda, una grandissima raccolta dei più antichi testi scritti della saggezza indù. È un simbolo molto profondo poiché rappresenta l’essenza dell’intero Universo. Si dice addirittura che il suono OM sia proprio il suono la vibrazione primordiale che ha creato l’Universo stesso. Nella sua forma estesa è AUM, ma il suo significato non cambia tra forma contratta e forma estesa, ma sono usate in modo diverso in base alle circostanze. Il mantra OM quindi non è un unico, ma è composto da 3 suoni distinti: A, U e M. Questi 3 suoni hanno ciascuno un significato specifico: A – è associato allo stato di veglia, l’oscurità, l’ignoranza e il tempo presente. Questa lettera incarna Brahmail Creatore; U – è associato allo stato di sogno, all’inconscio, al dinamismo e al tempo passato. Questa lettera rappresenta Vishnu, il Conservatore; M – è associato allo stato di sonno profondo, alla verità, alla purezza e al tempo futuro. Questa lettera incarna Shiva, il Distruttore; C’è infine un ultimo elemento muto che compone questo mantra: il prolungarsi della vibrazione e il silenzio. Questa fase importante del canto dell’Om invita a vivere appieno lo stato di ‘beatitudine’ portato dal silenzio e il senso di unità che esso trasmette. A questa fase finale di silenzio corrisponde anche un altro stato di coscienza, chiamato Turya, che trascende i primi tre – veglia, sogno, sonno profondo –. Si dice che in quest’ultimo stato non si trovano più tracce di dualità, di separazione, considerate la fonte di qualsiasi dolore secondo la filosofia. La sillaba sacra Om viene pronunciata sia prima di iniziare la lettura dei Veda, i sacri testi della religione induista, sia al termine. Lo stesso Yogananda, nel suo famoso testo “Autobiografia di uno Yogi” affermava che l’Om “è la parola del Creatore, il suono del motore Vibratorio, la testimonianza della Presenza Divina”. Ecco perché, recitare l’Om aiuta a ricollegarsi con la profonda saggezza dell’Universo e si dice che farlo per almeno 21 volte aiuti a recuperare pace e benessere a livello psico-fisico poiché vengono rimossi i pensieri caotici, le distrazioni e le emozioni pesanti. Se vuoi scoprire i suoi benefici e come recitare questo mantra, o se vuoi ricevere in maniera gratuita il file mp3 con musica e voce per poter iniziare fin da subito a meditare, clicca qui.
Se ti abbiamo incuriosito e desideri sapere come si svolge una nostra lezione di yogazen, recati nella sezione “Lezioni” all’interno del sito oppure clicca qui, per andare direttamente nella pagina di interesse. Se invece vuoi partecipare ad una delle nostre lezioni o avere maggiori informazioni sulle nostre pratiche di: yogazen per tutti; mental coaching; tarocchi e yoga; bagno sonoro; apertura ed allineamento chakra; hot&cold stone massage; riflessologia plantare, invia una mail a: yogazenitalia@gmail.com oppure scrivi un messaggio sui nostri profili social (Tik Tok-Facebook-Instagram-Youtube: @yogazenitalia). Il nostro Maestro Tirashiva ha una ricca esperienza alle spalle; insegnante certificato di Hatha Yoga e meditazione trascendentale, diplomato in © NSL Coaching – Neuro Science Linguistic Coaching, Tarologo, esperto in riflessologia plantare, hot&cold stone massage e bagno sonoro con l’ausilio di campane tibetane e diapason. Ha co-fondato il laboratorio dell’anima Yoga Zen ed è l’autore del libro: “Mollo tutto e faccio il Cammino di Santiago-900 chilometri a piedi, da solo e senza telefono”. Vi ricordiamo che tutte le lezioni sono disponibili anche in lingua inglese e spagnola ed è possibile effettuarle in presenza (nelle varie sedi presenti in Italia o all’estero), oppure online.
Dare-non prendere… Persone-non cose… Namastè.
Sii il cambiamento di te stesso ed inizia a praticare con noi!
Clicca per scoprire i nostri corsi, inizia il tuo percorso con noi!



