PRANA – PRANAYAMA – NADI: Importanza e significato
A livello fisiologico saper controllare il respiro è importantissimo: tutti gli atleti, amatoriali e professionisti, sanno gestire al meglio il proprio respiro in base all’intensità dell’esercizio fisico svolto. Ma se andiamo a cercare un significato più un antico del concetto di “respiro” troviamo la parola sanscrita “prāṇa” ( प्राण ) che si traduce letteralmente come “vita” ma anche, in base al contesto, come “respiro” o “spirito”. Come mai una sola parola ha tre possibili traduzioni così diverse l’una dall’altra? Secondo la filosofia indiana il prana è qualcosa che tutti gli esseri viventi possiedono e che “assorbono” dall’aria tramite il respiro. Infatti, oltre al mero ossigeno, attraverso il respiro assorbiamo anche la “vita”. Per questo motivo secondo la medicina cinese il respiro equivale ad un nutriente, in quanto attraverso di esso possiamo inspirare prana e migliorare la salute. Una volta assorbito il prana tramite il respiro, quest’energia vitale entra nel nostro organismo e si incanala in quello che viene definito corpo sottile. Il corpo sottile è costituito da centri energetici, come i chakra, collegati tra loro da una serie di canali, definiti nadi (affini ai meridiani della medicina tradizionale cinese), che insieme contribuiscono a veicolare il respiro sottile (ovvero il prana). Una volta incanalato, esso si divide in cinque tipi di soffi vitali detti anche vayu (“vento” dal sanscrito). Per saperne di più sui chakra, Clicca qui. Possiamo quindi affermare che il prana, ovvero ciò che si intende per “soffio vitale” e che esiste in tutti gli esseri viventi, si può assimilare tramite una corretta respirazione. Tuttavia questa energia dovrà essere incanalata e ridistribuita: il “corpo sottile” è proprio ciò che svolge questa funzione all’interno dell’organismo. Esso divide l’energia vitale che assimiliamo in base a questi cinque tipi:
- Prana vayu, è localizzato tra la testa e il cuore e la sua energia serve per azioni energetiche, come parlare, cantare, ridere ma anche combattere, creare e ballare.
- Apana vayu, si trova nella zona sacrale e dei muscoli pelvici, la sua energia “scorre” verso il basso spingendo in quella direzione tutto ciò che deve scendere (possono essere cose come cibi e bevande ma anche come scarti e scorie).
- Udana vayu, è situato vicino alla gola e la sua funzione è opposta a Apana vayu: infatti la sua energia scorre verso l’alto e serve ad espellere tutto ciò che è indesiderato dal corpo, pertanto alimenta azioni come starnutire, tossire e vomitare.
- Samana vayu, lo possiamo trovare nella zona addominale, nello specifico intorno all’ombelico e la sua energia serve ad assimilare non solo tutto ciò che ingeriamo ma anche ciò che proviamo.
- Vyana vayu, non ha un’area specifica in quanto la sua energia scorre in tutto il corpo liberamente e aiuta a compensare gli altri vayu. La sua energia influenza anche le azioni di distensione e contrazione nonché il senso del tatto e le sensazioni di ripudio.
Una volta che l’energia è stata suddivisa in questi cinque tipi, viene anche immagazzinata in vari punti specifici del corpo umano; un altro esempio di questi centri energetici sono proprio i sette chakra. Tuttavia ci sarà bisogno di ridistribuire questa energia in tutto il corpo: i vayu e i chakra sono infatti collegati tra di loro grazie ai nadi ( नाडी , “tubo/i”), che consentono di spostare il prana in tutto il corpo. Essi sono in tutto e per tutto simili ai vasi sanguigni, nascono dal primo chakra e si sviluppano nel corpo finendo nella zona del sesto chakra e creando un circuito d’energia che passa per tutti gli organi e i centri energetici del corpo. Nella zona dell’ombelico possiamo trovare una folta concentrazione di questi nadi. Gli antichi testi di yoga non sono coerenti sull’esatto numero di nadi che dovrebbero esserci nel corpo umano, ma fondamentalmente i principali condotti sono tre: Ida, il grande canale a sinistra; Pingala, il grande canale a destra; Sushunma, il grande canale centrale. Ognuno di questi tre canali veicola un tipo di energia specifica in base alle proprie funzioni: in Ida scorre l’energia definita “lunare”, quindi femminile e principalmente di contrazione e di raffreddamento. In Pingala invece scorre energia “solare”, ovvero maschile e di distensione e riscaldamento. Sushunma è il più importante in quanto si sviluppa lungo tutto il tronco spinale e collega il chakra della radice con il chakra della corona, passando attraverso tutti gli altri.

Pranayama
La vita inizia con un inspiro, e finisce con un espiro. È un dato di fatto, una legge universale che non fa distinzioni di sesso, età o colore della pelle. Ed è proprio la convinzione che i nostri respiri siano in qualche modo contati, e che con quanti meno ne facciamo più a lungo viviamo, che ha dato origine alle tecniche respiratorie conosciute con il nome di pranayama. In realtà con il termine Pranayama non si intendono solo le tecniche di respirazione utilizzate dallo yoga, ma il meccanismo attraverso il quale è possibile assorbire e controllare il prana, ovvero l’energia vitale, con lo scopo di rendere la mente stabile, forte, tranquilla e di poterne risvegliare le potenzialità latenti. (Che spesso nemmeno immaginiamo di possedere). La principale sorgente di prana è in assoluto l’aria che respiriamo, ma in realtà lo assorbiamo anche dai cibi e dalle bevande, ed è per questo che nello yoga viene attribuita una grande importanza all’igiene del naso e della lingua, ad una lenta masticazione e, ovviamente, ad una efficace respirazione. Secondo gli Yoga Sutra di Patanjali, il gradino che precede il pranayama è costituito dalla pratica degli asana, cioè le posizioni, che hanno lo scopo preparatorio di rendere il corpo agile, flessibile e rilassato, liberandolo da movimenti nervosi e tensioni muscolari. Quando il corpo è «sotto controllo», è facile rivolgere l’attenzione al respiro, che funge da tramite tra la materialità del corpo e la spiritualità della mente, e questo ci permette, attraverso il pranayama, di raggiungere l’unione di questi due elementi, per poi passare al gradino successivo, ovvero la meditazione profonda, attraverso la ritrazione dei sensi. Il pranayama è anche un metodo funzionale per prevenire e curare molti disturbi ed i suoi benefici sono, infatti, numerosissimi: facilita l’eliminazione delle tossine; migliora la circolazione sanguigna e linfatica; ottimizza l’azione filtrante dei reni; tonifica il sistema nervoso; agisce positivamente sulla memoria; aiuta la digestione; libera da pensieri negativi e dalle paure che immobilizzano l’intento; purifica le nadi. (I canali energetici del corpo); stimola la milza; equilibra il sistema ghiandolare; rinforza il sistema immunitario. Numerosi esperimenti dimostrano come durante la pratica del pranayama le funzioni vitali vengano ridotte al minimo, come il cuore pompi sangue più lentamente e si riposi, e la mente si rilassi in quanto soggetta ad un carico di lavoro minore. Va da sé che, se il corpo è rilassato, la mente non ha bisogno di spendere energie per mandare impulsi di contrazione ai muscoli, e ciò che ne consegue è uno stato di pace mentale. Il Pranayama migliora la funzione respiratoria esercitando i muscoli della respirazione e influenzando i centri respiratori, perciò si acquista la capacità di respirare in modo più efficiente. Il Pranayama funziona perché, durante la pratica: utilizziamo appieno la nostra capacità polmonare, migliorando quindi l’ossigenazione di tutto il corpo a beneficio di ogni singola cellula; gli organi non ricevono solo ossigeno ma ricevono anche sangue in abbondanza e la loro efficienza viene incrementata; le variazioni di pressione nella cassa toracica vengono intensificate, e ciò significa una migliore circolazione del sangue tra una cavità e l’altra, perché quando la differenza di pressione è notevole, la circolazione aumenta; i cambiamenti di pressione sollecitano gli organi che vengono compressi e decompressi migliorandone le funzioni. Inoltre molti di noi respirano in modo scorretto, utilizzando solo una parte della capacità polmonare totale. Occorrerebbe pertanto, una rieducazione del respiro, perché attraverso quest’ultimo possiamo calmare la nostra mente. Una respirazione lenta e profonda calma, rilassa e pacifica. Gli antichi Rishi notarono, inoltre, che gli animali con un ritmo di respiro lento (come tartarughe ed elefanti) avevano una prospettiva di vita lunga, diversamente dagli animali con un ritmo di respiro più rapido (come i roditori). Per questo motivo collegarono la lunghezza del respiro alla qualità e durata della vita. Con un po’ di allenamento nella pratica del pranayama, si possono sperimentare pace mentale, riduzione delle tensioni, aumento del senso di benessere, ordine e disciplina del proprio comportamento.
Come si respira nel pranayama?
La respirazione è un processo naturale che ci accompagna durante tutto il corso della nostra esistenza: attraverso l’inspiro, assimiliamo l’ossigeno necessario al mantenimento del corpo; attraverso l’espiro eliminiamo tossine dannose al corpo, come l’anidride carbonica. A differenza di altri processi involontari, come ad esempio la digestione, la respirazione è un atto volontario con il quale possiamo in qualche modo interagire; possiamo infatti decidere di respirare in modo più o meno profondo, o addirittura arrestare il respiro per un breve periodo. Questo succede perché esistono dei centri nervosi che regolano l’attività respiratoria, mandando l’impulso che permette l’inspirazione e l’espirazione. Attraverso altri impulsi cerebrali invece, possiamo parzialmente inibire i processi involontari e decidere quindi come respirare. Nelle tecniche di Pranayama si utilizzano i 4 aspetti della respirazione: Puraka, inspirazione; Rechaka, espirazione; Antar Kumbhaka, pausa a polmoni pieni; Bahir Kumbhaka, ritenzione a polmoni vuoti. Durante la pratica del pranayama, tutti i muscoli del corpo sono rilassati e tutto ciò aiuta a mettere corpo e mente in uno stato di riposo completo e ad eliminare le tensioni mentali, e ha una grande influenza sulle le funzioni fisiologiche. La cosa interessante è che tutti possono praticare le tecniche di pranayama. Non esiste nessun limite fisico o di età che lo impedisca. Se non vedi l’ora di iniziare a imparare a respirare correttamente, ti suggerisco di iniziare con il primo passo verso un corretto pranayama, ovvero la ricerca dell’uniformità del respiro. Prima di avvicinarti al pranayama vero e proprio, infatti, è importante che il tuo respiro sia uniforme. Questo è un obiettivo semplice da raggiungere e che costa pochissimo in termini di tempo; devi solo munirti di un cronometro e di qualche minuto da dedicare al tuo respiro. Di seguito ti spieghiamo come fare.
- Trova una posizione comoda e stabile:
- Posizione meditativa: Siediti a gambe incrociate sul pavimento. Se trovi questa posizione scomoda, utilizza un cuscino, un blocco yoga o un libro sotto i glutei per mantenere la schiena dritta senza tensioni.
- Opzione alternativa: Siediti su una sedia con le piante dei piedi ben appoggiate a terra. Assicurati che la schiena sia dritta, con la testa in linea con la colonna vertebrale, e rilassa spalle e collo.
- Prepara il corpo e rilassati:
- Appoggia le mani rilassate sulle ginocchia.
- Rilassa le spalle, il collo e il viso.
- Chiudi gli occhi per favorire la concentrazione.
- Concentrati sul respiro:
- Inizia ad ascoltare il tuo respiro rimanendo in ascolto dell’aria che entra ed esce dalle narici.
- Non cercare di modificare il respiro ma, semplicemente, ascolta.
- Misura i tuoi cicli respiratori:
- Quando il respiro si è rilassato, fai partire il cronometro
- Conta 10 respirazioni lente e profonde (inspiro ed espiro contano come una respirazione).
- Annota il tempo necessario per completare i 10 cicli di respirazione (solitamente varia dai 2 ai 5 minuti, ma è soggettivo.)
- Monitora i progressi:
- Continua a praticare e registra la durata dei tuoi cicli di respirazione ogni giorno.
- Quando riuscirai a completare i 10 cicli sempre nello stesso lasso di tempo, avrai raggiunto l’uniformità del respiro, il primo livello del pranayama.
- Sii paziente e costante:
- Quando riuscirai a terminare i cicli di respirazione nello stesso lasso di tempo, avrai raggiunto il primo livello del Pranayama, che è l’uniformità del respiro. Ci possono volere alcuni giorni o mesi, anche questo è soggettivo.
La maggior parte delle persone si avvicina alle tecniche di pranayama senza aver raggiunto l’uniformità del respiro; ovviamente non è un grosso problema, ma è altrettanto ovvio che se ci avviciniamo al pranayama con la giusta preparazione, la pratica sarà più efficiente e potremo godere al massimo di tutti i suoi benefici. Se vuoi approfondire questo argomento e scoprire alcune delle tecniche più importanti dell’immenso patrimonio del pranayama, clicca Qui.
Conclusione
Il mondo del prana è vasto, profondo e racchiude mille sfumature di più concetti per arrivare alla stessa conclusione: il respiro è vita, è più che semplice aria e meccanica. La dimostrazione è che tutte le culture del mondo presentano questo concetto di “respiro vitale” nelle loro radici, chi con significati più chiari e tramandati a noi oggi, chi in maniera più sottile. Imparare a controllare il respiro è la chiave per riuscire a dare il meglio di sé stessi ogni giorno e vivere al massimo delle proprie possibilità. Con alcune pratiche di yoga è possibile sbloccare la circolazione per facilitare lo scorrere dell’energia e trarne beneficio. In particolare la tecnica dello yogazen è la più indicata per smuovere tutte e cinque le energie bloccate. Se ti abbiamo incuriosito e vuoi sapere nello specifico in cosa consiste una lezione di yogazen e fare in maniera gratuita il nostro test per scoprire quale chakra sia bloccato (clicca QUI). Dopo un colloquio preliminare con il nostro esperto, scopriremo insieme quale sia il tuo chakra bloccato ed i modi per allinearlo.
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